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Rāmāyana

Aggiornamento: 17 mar 2023



Il Rāmāyana (lett. il Cammino - ayana- di Rāma), è una delle epopee indiane più avvincenti ed è stato scritto dal saggio Vālmīki. ll poema, lungo 48.000 versi, è molto complesso. Diviso in 7 libri, a loro volta articolati in circa 500 sarga (canti), ebbe una prima stesura verso il VI-V secolo a.C., mentre la stesura definitiva è del II secolo d.C.

È la storia di Rāma, settimo avatar di Vishnu. Questa incarnazione di Vishnu rappresenta l’essenza del coraggio, della forza, della fermezza e della determinazione.

Rāma, principe ereditario del regno dei Kosala, figlio primogenito del re Dasharata, è un formidabile arciere, imbattibile nel tiro con l’arco. Un giorno, il saggio Visvamitra lo invita a partecipare ad una gara con l’arco indetta dal re Janaka per trovare marito alla figlia Sītā, il cui nome significa solco, in quanto fu trovata letteralmente in un solco nella terra e accolta dal re Janaka come dono di Bhumi, la dea della terra. Secondo le regole del torneo, un enorme arco di Śiva sarebbe stato posto al centro della tenda nuziale e la persona che fosse stata in grado di utilizzarlo avrebbe sposato la principessa. L'arco era talmente grande e pesante da essere trasportato in una cassa di ferro su un carro a otto ruote trainato da ben 5000 giovani. Rāma fu l’unico in grado di piegare l’arco e così i due convolarono a nozze e tornarono felici a vivere nella città di Ayodhya, capitale del regno dei Kosala. Un giorno il re decide di passare il trono a suo figlio primogenito. A seguito, però, di una promessa che il re fece ad una delle sue tre mogli e matrigna di Rāma, Kaikeyi, venne nominato re, a suo malincuore, il fratellastro Bharata e Rāma, ubbidendo alla volontà paterna, fu costretto a quattordici anni d’esilio nella foresta accompagnato da sua moglie e dall’altro fratellastro Lakshmana. La demonessa Surpanakha, sorella di Rāvaṇa, re di Lanka - l’odierno Sri Lanka-, demone dalle dieci teste e venti braccia, sviluppò un interesse per Rama e tentò di sedurlo senza successo. Tentò poi di sedurre suo fratello, che rifiuta anche i suoi desideri. Con rabbia, Surpanakha cercò di attaccare Sītā ma Lakshmana riuscì a salvarla.

Infuriata, Surphanakha chiese aiuto al fratello , il quale, con stratagemmi e allontanando con l' inganno Rāma e il fratello dalla capanna, riuscì a rapire Sītā. Quando Rāma e suo fratello si resero conto dell’accaduto, in preda allo sconforto, iniziarono la ricerca dell’amata e chiesero aiuto ad una stirpe molto antica di scimmie dalle origini divine, chiamate Vanara, e capeggiate dal dio scimmia Hanuman. Questi, grazie ai suoi poteri, riuscì a trovare la principessa, che rimase casta durante tutta la lunga prigionia, resistendo ancora alle provocazioni e ai maltrattamenti di Rāvaṇa, sapendo che Rāma l’avrebbe presto salvata. Insieme ai guerrieri scimmia, ad Hanuman e al fratello Lakshmana, Rāma riuscì a co-struire un ponte tra l’India e Lanka e raggiunse finalmente l’isola, dove combatté contro Rāvaṇa uscendone vincitore e liberando Sītā, la sua amta che non poteva, però, ancora riprendere come sposa per non andare contro le convenzioni del suo tempo. Sītā infatti era mal vista agli occhi del popolo, in quanto aveva trascorso troppo tempo con un altro uomo e dovette cosi sottoporsi alla prova del fuoco, per dimostrare di essere rimasta fedele al suo sposo durante la prigionia. Infatti, uscì illesa dal fuoco, mostrando la propria virtù e insieme tornarono ad Ayodhya, dove Rāma sali finalmente al trono che Bharata, consapevole dell’ingiustizia, con gioia gli lasciò. Nonostante anch’egli sia rimasto devoto alla moglie, e nonostante Sītā abbia dimostrato, non solo devozione, ma anche sacrificio e coraggio, si vide costretto, per rispettare il dharma, l' ordine sociale, ad allontanarla e mandarla in esilio nell’eremo del saggio Vālmīki, in quanto, ormai, nel regno molti non la accettavano più, e come re, non poteva permetterselo. Sītā, sconvolta dalla decisione del marito, si ritirò nella foresta, dove diede alla luce e crebbe da sola due gemelli, Lava e Kusha, che divennero giovani uomini intelligenti, saggi e valorosi. Dopo anni, Rāma li incontrò per caso nella foresta e quando chiese loro chi fosse il padre, raccontarono la storia di Rāma, il quale subito andò a cercare sua moglie per farla tornare con lui. Ma Sītā, ancora ferita ed umiliata, dopo avergli consegnato i due gemelli, rifiutò la sua proposta e, dopo un ultimo giuramento di innocenza, chiese alla madre di accettarla e la terra si aprì e venne inghiottita. Rāma la piangerà a lungo prima di morire. Rāma è un uomo di integrità e chiara determinazione che supera costantemente nuovi ostacoli. Attraverso le sue azioni onorevoli nei ruoli di figlio, marito, fratello, principe e cittadino, Rama incarna la virtù. Non una volta cede alla paura, esita nel suo impegno nei confronti di suo padre o si ferma nel suo viaggio per salvare Sita. Come scrive John Kabat-Zinn nel suo libro " Full Catastrophe Living: Using the Wisdom of Your Body and Mind to Face Stress, Pain, and Illness " ( non tradotto in Italiano) la vita può sembrarci veramente una epopea di continue sfide. Spesso si passa per momenti difficili, di profondo sconforto, indecisione, scelte molto difficili e dolorose e ci si sente veramente come persi nella “selva oscura” dei propri demoni interiori. L’abilità sta nell’affrontare ciò che è davanti a noi con il cuore e il coraggio di Rama, sapendo che in ogni episodio della storia della nostra vita possiamo acquisire saggezza. Mentre ci muoviamo attraverso le sfide della vita, è importante anche ricordare le molte risorse a nostra disposizione. Proprio come Rama, possiamo connetterci al nostro potere e abilità innate, chiedere aiuto alla nostra famiglia (Lakshmana) e fare amicizia con devoti sostenitori (Hanuman) e avere la guida di preziosi maestri (Vashista).

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