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La Bhagavad Gītā

Quando leggo la Bhagavad Gītā e rifletto su come Dio creò questo universo, ogni altra cosa mi sembra così superflua. Albert Einstein

La Bhagavad Gītā è un antico testo indiano ed è considerata un' opera fondamentale in termini sia di letteratura che di filosofia. Il nome significa il Canto del Beato (Gītā -canto Van/vat posseduto bhaga benedizione). E' una sezione dell'immenso poema epico Mahabharata, che racconta la storia dei discendenti del re Bharata.


E' un testo di 18 capitoli e circa 700 Sloka (versi) scritto sotto forma di dialogo tra Arjuna, grande guerriero e arciere, e Krishna Vasudeva il suo Suta (auriga). Il dialogo si svolge sul campo di battaglia di Kurukshetra, su cui due schieramenti di una stessa famiglia - i Pandava e i Kaurava - si stanno preparando alla battaglia.

L'aspetto più interessante della Bhagavad Gītā è che è interamente rappresentativo e simbolico. Nella Gītā, i personaggi rappresentano parti di tutti noi: Krishna è Shiva - il maestro interiore, la scintilla della divinità che si trova al centro del nostro cuore, Arjuna è l'anima individuale "jiva", il carro è il corpo, i cavalli sono i sensi, le redini sono la mente; non c'è un vero campo di battaglia o lotta da vincere; l'intero testo è una rappresentazione della battaglia che si combatte ogni giorno al nostro interno ed è un modo inestimabile per capire come possiamo superare la difficoltà, l'insicurezza e, in definitiva, come vivere una vita di verità e scopo. La Gītā è una mappa di come connettersi al divino, dentro e fuori.

E' la conversazione con il nostro Sè più elevato e avviene subito prima della battaglia più importante, nel momento in cui Arjuna si sente profondamente demoralizzato alla vista dei suoi amici e parenti schierati nell'esercito nemico, e decide di non combattere. Sapendo che il dovere di Arjuna è combattere Krishna, alla richiesta di Arjuna di aiuto istruisce il suo discepolo sulla vera natura dello yoga, del dharma, della meditazione, dell'universo e del Sé interiore.


(kārpaṇya-doṣhopahata-svabhāvaḥ

pṛichchhāmi tvāṁ dharma-sammūḍha-chetāḥ

yach-chhreyaḥ syānniśhchitaṁ brūhi tanme

śhiṣhyaste ’haṁ śhādhi māṁ tvāṁ prapannam

2.07

Tutto il mio essere è in preda alla debolezza, la mia mente è confusa riguardo al dharma (il giusto sentiero); ti prego, dimmi chiaramente ciò che è bene per me. Sono tuo discepolo, insegnami, poiché ho preso rifugio in Te.)


La Bhagavad Gītā è un libro di scoperta del Sé.

Secondo la Bhagavad Gītā il mondo esterno è irreale, non perché non esista, ma perché è instabile e in continua evoluzione. Poiché si basa sull'impermanenza non dovrebbe diventare lo scopo della nostra esistenza. Chi si aggrappa a un fenomeno così instabile è destinato a soffrire poiché è costretto dai suoi stessi desideri di impegnarsi in azioni disperate per mantenere i suoi possedimenti instabili, che gli causano costante ansia, rabbia, paura e invidia.

Pertanto, la Bhagavad Gītā cerca una realtà permanente che renda la vita più stabile. Scarta strato dopo strato di falsità, che ci circonda e rivela il Sé splendente che esiste in tutti noi come centro stabile che alla fine dovremmo scoprire. È comprendendo il Sé nascosto in noi che alla fine scopriremo il Sé Supremo, che esiste in tutti noi e in cui tutti esistiamo.

Krishna esalta tre principali percorsi dello Yoga per risolvere la crisi di Arjuna; anche se ogni percorso è diverso, per adattarsi all'inclinazioni di ognuno di noi -per coloro che sono fisicamente attivi il Karma Yoga, per coloro che sono emotivi è adatto il Bhakti Yoga e Jñana Yoga è considerato più adatto per un individuo più intellettuale - la destinazione è la stessa.


Questi tre percorsi sono:


1. Karma Yoga: il percorso dell'azione


1. Bhakti Yoga: il percorso della devozione


2. Jñana Yoga: il percorso della consapevolezza


KARMA YOGA


karmaṇy-evādhikāras te mā phaleṣhu kadāchana

mā karma-phala-hetur bhūr mā te saṅgo ’stvakarmaṇi

2.47

Tu hai diritto soltanto all’azione, mai ai suoi frutti. Che il tuo movente non sia il frutto dell’azione, né vi sia in te attaccamento all’inattività.


yoga-sthaḥ kuru karmāṇi saṅgaṁ tyaktvā dhanañjaya

siddhy-asiddhyoḥ samo bhūtvā samatvaṁ yoga uchyate

2.48

Saldo nello yoga, o Dhananjaya (vincitore di ricchezze), compi le azioni abbandonando l’attaccamento, equanime sia nel successo che nel fallimento, poiché l’equanimità di mente è chiamata yoga


buddhi-yukto jahātīha ubhe sukṛita-duṣhkṛite

tasmād yogāya yujyasva yogaḥ karmasu kauśhalam

2.50

Colui il cui intelletto è unificato (al Sé, equanime, nello yoga), si libera, persino in questo mondo, sia del bene che del male. Perciò, dedicati allo yoga. Lo yoga è abilità nell’azione.


karma significa azione. L'idea è rivoluzionaria: le azioni che noi compiamo quotidianamente possono diventare yoga. Un metodo empirico e diretto, una spiritualità immediata basata sulla ricerca della trascendenza nell'azione stessa, e non nella sua negazione.

Le nostre azioni quotidiane sono ciò che ci definiscono e non possiamo non agire ( anche stare fermi in una stanza è una forma di azione). Se non possiamo fare altro che agire, come agiamo? Krishna ci insegna ad agire in modo abile. Ci insegna a essere saldi nello yoga ( centrati, radicati nel Sé) e da quel radicamento agire, ricordandoci che noi possiamo influire solo sulle azioni ma non sul risultato.


BHAKTI YOGA


mayā tatam idaṁ sarvaṁ jagad avyakta-mūrtinā

9.4

Tutto questo universo è pervaso da Me nel Mio aspetto Immanifesto


raso ’ham apsu kaunteya prabhāsmi śhaśhi-sūryayoḥ

praṇavaḥ sarva-vedeṣhu śhabdaḥ khe pauruṣhaṁ nṛiṣhu


puṇyo gandhaḥ pṛithivyāṁ cha tejaśh chāsmi vibhāvasau

jīvanaṁ sarva-bhūteṣhu tapaśh chāsmi tapasviṣhu


bījaṁ māṁ sarva-bhūtānāṁ viddhi pārtha sanātanam

buddhir buddhimatām asmi tejas tejasvinām aham


alaṁ balavatāṁ chāhaṁ kāma-rāga-vivarjitam

dharmāviruddho bhūteṣhu kāmo ’smi bharatarṣhabha

7.8/11


Io sono il sapore dell’acqua, la luce nella luna e nel sole, la sacra sillaba Ôm nei Veda, il suono nell’aria e la virilità nell’uomo.


Io sono il profumo della terra, il fulgore del fuoco, la vita negli esseri viventi e l’astinenza negli asceti.


Io sono il seme primario all’interno di tutti gli esseri, o Arjuna: la saggezza in coloro che sanno, lo splendore in ciò che è elevato e potente.


Sono la forza nell’uomo forte, libero dal desiderio e dall’attaccamento; sono il desiderio stesso quando esso è guidato dal dharma.



ahaṁ kratur ahaṁ yajñaḥ svadhāham aham auṣhadham

mantro ’ham aham evājyam aham agnir ahaṁ hutam


pitāham asya jagato mātā dhātā pitāmahaḥ

vedyaṁ pavitram oṁkāra ṛik sāma yajur eva cha


gatir bhartā prabhuḥ sākṣhī nivāsaḥ śharaṇaṁ suhṛit

prabhavaḥ pralayaḥ sthānaṁ nidhānaṁ bījam avyayam


tapāmyaham ahaṁ varṣhaṁ nigṛihṇāmyutsṛijāmi cha

amṛitaṁ chaiva mṛityuśh cha sad asach chāham arjuna

9.16/19


Io sono il sacrificio rituale e l’adorazione, la medicina e il mantra, il burro sciolto nel fuoco e le fiamme che lo consumano.


Sono il padre dell’universo e anche sua madre, l’essenza e la meta di tutta la conoscenza, sono il purificatore, la sacra sillaba Ôm e I Veda.


Sono l’inizio e la fine, l’origine e la dissoluzione, il rifugio, la casa, il vero amante, il ventre e il seme eterno.


Sono il calore del sole; io trattengo la pioggia e la lascio scrosciare; sono la morte e l’immortale; tutto ciò che è e che non è, O Arjuna.


patraṁ puṣhpaṁ phalaṁ toyaṁ yo me bhaktyā prayachchhati

tadahaṁ bhaktyupahṛitam aśhnāmi prayatātmanaḥ

9.26

Anche se uno con devozione mi offre una foglia, un frutto o dell’acqua, io accetto una tale offerta fatta con amore da coloro che hanno l’animo puro.


ye yathā māṁ prapadyante tāns tathaiva bhajāmyaham

mama vartmānuvartante manuṣhyāḥ pārtha sarvaśhaḥIn

4.11

qualsiasi modo voi cerchiate di raggiungermi, io restituirò il vostro amore con il mio amore: qualsiasi cammino percorriate, esso vi porterà a me.


La parola bhakti è composta da due parti, la radice bhaj, che significa servizio e il suffisso ktr, che significa amore. Il Bhakti yoga è stato chiamato "amore per amore" e "unione attraverso l'amore e la devozione". La Gītā è il primo testo in cui compare la Bhakti come yoga.

Il Bhakti Yoga è il percorso della devozione, il metodo per raggiungere Dio attraverso l'amore e il ricordo amorevole di Dio. L'obiettivo del bhakta, il devoto, è quello di raggiungere la realizzazione di Dio: l'unità con il Divino. Uno dei modi per farlo è riconoscere il divino in ogni cosa e agire come se ogni gesto fosse un offerta all'Assoluto.


JÑANA YOGA


arjuna uvācha

prakṛitiṁ puruṣhaṁ chaiva kṣhetraṁ kṣhetra-jñam eva cha

etad veditum ichchhāmi jñānaṁ jñeyaṁ cha keśhava

13

Arjuna disse: “Prakriti e Purusha, il campo e il Conoscitore del campo, la conoscenza e l’oggetto della conoscenza, desidererei conoscere questo, o Keshava”.



śhrī-bhagavān uvācha

idaṁ śharīraṁ kaunteya kṣhetram ity abhidhīyate

etad yo vetti taṁ prāhuḥ kṣhetra-jña iti tad-vidaḥ

13.1

Il Signore disse: “Questo corpo, o figlio di Kunti, è chiamato il campo e Colui che lo conosce, da coloro che sanno, è chiamato il Conoscitore del campo



kṣhetra-jñaṁ chāpi māṁ viddhi sarva-kṣhetreṣhu bhārata

kṣhetra-kṣhetrajñayor jñānaṁ yat taj jñānaṁ mataṁ mama

13.2

ConosciMi come il Conoscitore del campo in tutti i campi, o Bharata. La conoscenza del campo e del suo Conoscitore è da me considerata la vera Conoscenza.


Jñana significa “saggezza” o “discernimento”.

E' il percorso della consapevolezza. E' usare la mente per capire e scoprire la verità dietro la mente.

Il sentiero della consapevolezza enfatizza la contemplazione focalizzata, il cui oggetto è il Divino, l'abilità nel discriminare tra il reale e l'irreale. Le nostre esperienze e percezioni sono impermanenti e fugaci, avendo sia l'inizio che la fine. L'unica realtà permanente è quella di Brahman (Realtà assoluta), che è equiparata all'Atman, il Sé Supremo. Krshna discute di ciò che definisce "il campo" e "il conoscitore del campo". Il “Campo” include il corpo, i sensi e la mente/ego. Il conoscitore del campo è il vero Sé, l'Atman . Lo Yogi impara il vero Sé analizzando, separando e distinguendo incessantemente gli elementi che compongono la realtà.



Delle tante traduzioni esistenti ecco per me le migliori:

In Inglese:

Stephen Mitchell - Bhagavad Gita: A New Translation (la mia preferita)

Eknath Easwaran - The Bhagavad Gita

In Italiano:

Sergio Peterlini- Bhagavad Gita



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