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La definizione di Yoga secondo Patañjali

Yogaś citta vṛtti nirodhaḥ 1.2
Lo yoga è lo stato in cui le fluttuazioni mentali-emozionali si acquietano
Tadā draṣṭuḥ svarūpe avasthānam 1.3
Allora colui che vede dimora nella sua vera natura
Vṛtti sārūpyam itaratra 1.4
Altrimenti ci identifichiamo con i movimenti della mente

Il secondo sūtra degli Yoga sutra è un Lakṣaṇa sūtra, cioè il sūtra che contiene l'essenza del sistema di Patañjali.

Patañjali definisce lo yoga come uno stato dell'essere, non una pratica. Definisce lo yoga lo stato in cui la nostra mente è totalmente focalizzata e quieta. Il termine citta, tradotto come mente, non si riferisce solo alla cognizione; comprende tutti i fenomeni psicologici come le nostre emozioni, sentimenti, percezioni, immaginazione, ricordi, riflessioni e, ovviamente, il pensiero.

Vṛtti deriva da una radice Vr che significa "girare" e indica che tutti i nostri processi mentali sono in un costante stato di flusso. Ciò include le percezioni e le nostre risposte ad esse, pensieri, sentimenti, ricordi e così via. Tutto ciò che sorge nella nostra arena psicologica ed emotiva può essere descritto come vṛtti.

Patanjali dal quinto all'undicesimo sutra definisce cinque tipi di vṛtti, che possono essere causa di sofferenza o no.


Conoscenza corretta (pramana)

Cosa determina una conoscenza corretta? Ad esempio, sappiamo che qualcosa è valido se noi stessi abbiamo sperimentato qualcosa e possiamo usare quella conoscenza.

Com'è che acquisiamo questa conoscenza?

1. Esperienza diretta(Pratyaksha):acquisizione di conoscenze direttamente attraverso l'ambiente.

2. Inferenza (Anumana): la nostra capacità di applicare la logica e la ragione per capire le cose da soli. Ad esempio, vedere del fumo in lontananza che esce da una montagna e dedurre che c'è un fuoco.

3. Testimonianza affidabile (agamah): ad esempio da un'autorità esterna, come un maestro.


Conoscenza errata (viparyaya)

Viparaya, il ragionamento errato. Viparaya avviene quando percepiamo correttamente le informazioni che riceviamo dai sensi ma la mente giunge a conclusioni errate. Un esempio: stiamo camminando in una strada buia e i nostri occhi vedono una corda arrotolata ma il nostro intelletto interpreta ciò che vede come un serpente.


Immaginazione o fantasia (vikalpa)

L'immaginazione è un'idea che creiamo nella nostra mente.

Credere di conoscere qualcosa attraverso il racconto e senza farne esperienza diretta è un esempio di vikalpa.


Sonno (nidra)

Patanjali dice che "il sonno profondo è quando la mente è sopraffatta dalla pesantezza e non sono presenti altre attività" (YS 1.10).

Nidra si presenta in una condizione di completa non consapevolezza.


Memoria (smrti)

il sutra 1.11 è tradotto come "La memoria è la conservazione mentale di un'esperienza cosciente" o "la memoria è un ricordo di oggetti vissuti". Tutte le esperienze coscienti lasciano un'impressione sull'individuo. Non è possibile dire se un ricordo è vero, falso, incompleto o immaginario. Basta pensare alla rivisitazione di un evento passato: persone diverse ricorderanno diversi "fatti" e a volte potresti non essere d'accordo sui dettagli in base al tuo ricordo.

Al livello più ovvio, i ricordi possono portare piacere o possono farci sentire arrabbiati , tristi o agitati. A un livello più profondo, la memoria può condizionare pesantemente la nostra mente e le nostre scelte.


Siamo tutti soggetti a queste cinque fluttuazioni ed esse non sono necessariamente buone o cattive. La conoscenza corretta può aiutarci a fare la cosa giusta al momento giusto ma anche la giusta conoscenza può essere usata in modo dannoso. Spesso si fanno cose con le migliori intenzioni ma i risultati sono assolutamente sbagliate. Non è il fatto che le vṛtti siano positive o negative che le rende degne di nota, è il loro effetto sullo stato della nostra mente che è di interesse. Queste costanti movimenti della mente oscurano la visione del nostro vero sé e hanno bisogno di essere reindirizzate e calmate. Come la superficie di un lago di montagna che riflette perfettamente la luce della luna quando è ferma, ma con anche una piccola increspatura, l'immagine della luna è distorta.


Nirodha è lo stato in cui le attività della mente, le vṛtti, si acquietano. E il lago fermo e quieto perfettamente riflettente. È il fine della pratica ma anche il mezzo per raggiungerlo.

Il termine deriva dalla radice Rudh che significa sospendere, fermare, frenare, coprire. Nirodha come metodo è il processo di focalizzazione, canalizzazione e contenimento dei processi mentali in precise aree di focus; questo libera la mente dai modelli abituali di percezione che oscurano la vera natura del sé.

È solo quando la mente è calma che dimoriamo nella nostra essenza che è pura consapevolezza, mai soggetta a cambiamenti, la cui natura natura è  pace e beatitudine.

Quando la mente non è focalizzata e quieta, la nostra coscienza si identifica con le vṛtti.

Ci perdiamo negli schemi dei nostri pensieri. Siamo risucchiati nel mondo esterno. I nostri pensieri, le nostre emozioni, le nostre azioni, le nostre parole diventano la nostra identità. Questa è la radice di tutte le sofferenze.

In quattro aforismi, Patañjali ci ha spigato in modo coinciso la natura dell'argomento, la sua definizione, l'esito della sua realizzazione e il problema di non farlo. Il resto degli Yoga-sūtra possono essere visti come un progressivo chiarimento di questi primi quattro sūtra.




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