Primo Chakra - Muladhara

Nello yoga la zona perineale è definita “radice” (mula). Radice dell’energia creatrice e creativa concentrata e sopita, rappresentata simbolicamente come un serpente arrotolato alla base della colonna vertebrale (kundalini). E’ la sede del Primo chakra MULADHARA.

Situato alla base della colonna vertebrale, il Primo Chakra è il fondamento di tutto il sistema dei chakra.

Il nome sanscrito MULADHARA letteralmente significa supporto di base: mula base, radice adhara supporto.

Il primo chakra è rappresentato da un quadrato inscritto in un cerchio, circondato da quattro petali di loto rossi. Il quadrato, il numero 4 e il colore rosso sono tutti attributi dell’elemento terra. Al centro del quadrato si trovano un triangolo, il mantra LAM e l’elefante, un animale simbolo di stabilità, benessere e forza interiore.


Per costruire una casa ci vogliono solide fondamenta. Per crescere alta e rigogliosa, una pianta deve avere delle radici solide che affondino in profondità nel suolo fertile. Il Chakra Muladhara corrisponde all’elemento “terra”, che è il terreno per le nostre radici. Gli elementi necessari per la sopravvivenza infatti provengono proprio dalla terra in varie forme: il cibo che mangiamo, le cose che tocchiamo e vediamo, l’acqua che beviamo, l’aria che respiriamo e i suoni che udiamo. Premiamo contro la terra per stare in piedi o muoverci e riposiamo sulla terra quando decidiamo di stare fermi.


Da un punto di vista fisico possiamo individuare in questa zona il tratto terminale del midollo spinale e in particolare le radici sacrali del parasimpatico e il plesso sacrale. Questa fascia neuro-vegetativa è legata effettivamente a quelle funzioni che già lo yoga attribuisce a questa ruota, cioè il parto ovvero la nascita, la possibilità di rendere manifesta al mondo una nuova vita; l’erezione e lubrificazione ovvero la possibilità di muovere energia sessuale verso l’alto o verso l’esterno (basso); la minzione e defecazione ovvero la possibilità di muovere energia di «rifiuto» verso l’esterno. Inoltre, dal plesso sacrale partono i rami nervosi per le gambe (ad esempio il nervo sciatico) e per i piedi che sanciscono il rapporto dell’organismo con la terra e sono associati a questo chakra.

Un Primo Chakra sano permette ad una persona di radicarsi in senso energetico. L’essere radicati ci offre una fonte di forza collegando il nostro corpo all’ambiente; fisicamente ciò avviene attraverso le gambe e i piedi il che significa che possiamo stare in piedi e procedere nella vita. Una volta che abbiamo messo radici, possiamo essere presenti, concentrati, dinamici; la nostra attenzione è nel “qui e ora”, la nostra esperienza è diretta, basata sui sensi.

Senza essere radicati alla terra siamo instabili, perdiamo il nostro centro, la nostra capacità di contenere. Stabilizzare in modo sano il proprio terreno è il lavoro essenziale del Primo Chakra e il fondamento di qualunque crescita successiva.

Lo sviluppo del Primo Chakra avviene durante il corso di tutta la vita di una persona, ma in particola modo durante il primo anno di vita. Durante questa fase della vita, la consapevolezza è centrata soprattutto sull’istinto di sopravvivenza.

La fame, il calore, la comodità e la sensazione che la nostra vita sia ben accolta preparano l’ambiente per un Primo Chakra sano e soddisfatto.

Se nel corso dell’infanzia i bisogni del bambino vengono validamente soddisfatti, si crea in lui un senso di fiducia verso il mondo. Il bambino impara che un corpo ben nutrito, amato e curato è un ambiente piacevole in cui vivere, lo stesso vale per il mondo circostante.

I traumi, l’abbandono, le violenze fisiche, le difficoltà, la fame danneggiano il Primo Chakra. Il nostro programma di sopravvivenza allora si fonda sulla sfiducia. Il dolore e i traumi ci insegnano a trascurare le necessità del nostro corpo, a ignorarle o sublimarle.

I blocchi nel Primo Chakra possono manifestarsi come eccesso o carenza. Un Primo Chakra carente non è abbastanza sviluppato per dare sostegno, contenimento o solidità adeguati alle necessità dell’individuo. Le manifestazioni della “deficienza” nel Primo Chakra sono numerose; le principali sono la tendenza a provare spesso paura e la reazione a possibili minacce contro la nostra sopravvivenza, che può andare avanti anche se non esiste un pericolo vero e proprio.

Dato che la solidità del Primo Chakra crea contenimento, la sua carenza ci da dei confini scarsi, il che può esprimersi nella difficoltà a “dire di No!”, nel prolungare una gratificazione, nel risparmiare denaro o lavorare con la giusta autodisciplina per raggiungere un determinato obiettivo.

Inoltre il Primo Chakra ci dà la capacità a concentrarci su un compito specifico, perciò una deficienza si esprime come una tendenza a sentirsi storditi, confusi, o incapaci di svolgere un compito abbastanza a lungo dal completarlo.

Ed infine un Primo Chakra carente ci impedisce di sentirci pienamente nel nostro corpo, provocando la sensazione di aver perso i contatti con il mondo fisico.

Gli eccessi nel Primo Chakra si manifestano nella tendenza ad aggrapparsi alla sicurezza, l’accumulo di possedimenti e la paura di cambiare.

E’ possibile che il corpo sia ampio e denso, con eccessi di peso; la massa stessa è solida e spessa, piuttosto che molle e flaccida. Se non vi è un problema di peso si troverà che i muscoli sono tesi, rigidi e induriti.

I suoi confini sono eccessivamente formati, piuttosto come pareti di mattoni, si lamenta spesso di essere bloccato.


Per connettevi più pienamente all'energia del primo chakra, vi invito a contemplare:


Che cosa nella mia vita mi fornisce sicurezza e stabilità? che cosa mi radica?

Che cosa invece mi sradica?

Sono capace di creare dei giusti confini?

Quali sono le mie paure?

Qual’è la cosa che posso fare, ogni giorno, per prendermi cura del mio corpo?

qual'è il mio rapporto con il cibo? Mangio troppo o troppo poco ?

Passo abbastanza tempo nella natura a contatto con la terra?





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