Shiva e Parvati


Dopo la morte di Sati, Shiva ha perso ogni interesse per il mondo, si è ritirato sulla cima della sua montagna, il Monte Kailash, e si è immerso in un'intensa e profonda meditazione. Prima della morte del sua amata Sati, Shiva aveva reso invulnerabile un demone di nome Taraka. Quando Shiva abbandona il mondo, Taraka si rende conto che questo è il momento perfetto per attaccare: prende il sopravvento sia sul cielo che sulla terra e porta il caos ovunque. Gli Dei cercano di fare tutto ciò che è in loro potere, ma invano, alla fine provano a rivolgersi a Shiva ma il Mahayogi rimani in profondo samadhi senza mai aprire gli occhi.

Gli Dei comprendono che si deve accendere nuovamente il desiderio nel grande Yogi e per questa ragione è necessaria una donna. Brahma prega di nuovo la madre affinché riporti Shiva nel mondo.

Questa volta la dea nasce come Parvati figlia di Himavat, la divinità incarnata dell'Himalaya. Parvati cresce con Shiva nel suo cuore. Adolescente si reca quotidianamente nel luogo in cui egli siede in meditazione portandogli fiori e rimanendo per ore seduta a guardarlo. Nonostante la profonda devozione della fanciulla neanche una volta Shiva apre gli occhi o si accorge della presenza di Parvati. Brahma allora decide di intervenire e convoca Kama, il dio del desiderio e sua moglie Rati, il cui nome significa piacere. Ordina a Kama di andare nel luogo di meditazione di Shiva, dove Parvati siede in contemplazione e di colpire Shiva con le frecce del desiderio. Kama scocca tre frecce nel cuore di Shiva: il Dio apre gli occhi e sentendo l'agitazione della passione nel suo corpo, si infuria perché la sua meditazione e stata interrotta. Con un ruggito, apre il terzo occhio e e con un raggio di luce incenerisce Kama. Shiva richiude tutti e tre gli occhi e ritorna in profonda meditazione. Parvati è disperata. Decide di cambiare strategia e di conquistare il cuore del Dio attraverso lo Yoga.

Parvati inizia a praticare. Per migliaia di anni, sta su una gamba nei carboni ardenti. Per migliaia di anni, sta sull'altra gamba in un ruscello gelido. Durante queste meditazioni, costruisce tapas, calore interiore e il suo potere diventa così forte che Shiva, nel profondo della sua meditazione, sente il suo calore, percepisce la sua devozione, ricorda la bellezza della giovane donna e si risveglia.

Decide allora di metterla alla prova. Prende la forma di un giovane Bramino e appare sulla riva del ruscello. La giovane lo riceve rispettosamente e gli chiede il perché della sua presenza. Il Bramino le dice che si sta concentrando sulla divinità sbagliata, che Shiva è un reietto senza lignaggio né famiglia, che ha portato al suicidio la sua prima moglie; meglio sarebbe per lei spostare la sua devozione su Visnu. Parvati si infuria e il suo fuoco yogico rifulge così intensamente che lo stesso Shiva si stupisce.

Difendendo Shiva e definendolo suo marito cosmico, suo amore e suo signore scaccia il Bramino. A quel punto Shiva getta la maschera, si rivela e implora "Mi hai vinto, sii mia moglie".

Parvati non attira l'attenzione di Shiva perché è bella. Lei guadagna la sua attenzione perché la sua luce interiore è brillante. Parvati, capisce che non può fare affidamento sul desiderio ma deve intraprendere un viaggio interiore. Ognuno di noi ha questo viaggio da fare. Lungo la strada, cadiamo, ci rialziamo e diventiamo più saggi. Parvati rappresenta quella parte di noi che non si arrende. Ci mostra che il duro lavoro e la disciplina interiore sono necessari per la crescita.

Ogni volta che desideriamo qualcosa di veramente autentico per noi dobbiamo essere disposti a fare il lavoro con impegno e a uscire dalla comodità delle nostre zone di comfort. Spesso in questo viaggio ci assale la paura, mascherata, ad esempio, da procrastinazione o distrazioni varie. Ma è anche il momento in cui la nostra forza interiore inizia a crescere e inizia il processo di dissoluzione di tutti quegli strati di pensieri, abitudini e condizionamenti limitanti e la paura un pò alla volta diminuisce.


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