Virabhadra

Aggiornamento: 17 set


Tanto tempo ma non così tanto, perchè ogni storia avviene proprio adesso all'interno di ognuno di noi, Shiva Mahāyogi, il grande Yogi, era seduto in profonda meditazione e la sua pratica era così profonda da generare un calore talmente grande (Tapasya) da divenire una colonna di fuoco che inizia a bruciare tutti i tre mondi. Gli dei preoccupati invocano la Devi, la Grande Madre, perché assorba dentro di sé il fuoco generato da Shiva. Gli dei si rendono conto che è necessario risvegliare Shiva dalla sua meditazione e decidono di trovargli una moglie. Perciò, le grandi divinità, Brahma il Creatore e Vishnu, colui che sostiene il mondo, si inginocchiano davanti alla Dea. La pregano, per la salvezza del mondo, di prendere forma di donna e fare innamorare Shiva, sottraendolo dalla sua trance yogica. Daksha, figlio di Brahma, sarà suo padre.

Daksha accetta umilmente e Sati nasce nella sua casa.

Sati cresce profondamente devota a Shiva. Lascia i lussi del palazzo di suo padre e si ritira in una foresta per dedicarsi alle austerità di una vita ascetica e alla fine riesce a risvegliare il cuore del grande Yogi. Il matrimonio si celebra con Brahma come sacerdote. Ma il padre di Sati, Daksha, non è molto contento del suo nuovo genero: uno yogi con i dreadlocks, che va in giro mezzo nudo, frequenta i campi di cremazione, fa uso di sostanze intossicanti e si circonda di strani personaggi.

Per mostrare la sua disapprovazione, un giorno Daksha decide di offrire una grande cerimonia sacrificale (Yajña), alla quale vengono invitati tutti gli Dei tranne Shiva e Sati. infastidita, Sati chiede a Shiva di andare con lei alla cerimonia nonostante i desideri di suo padre. Come risposta Shiva replica: "Perché andare? Non siamo stati invitati" Sati non è d'accordo e decide di andare da sola. Quando arriva alla cerimonia per protestare, Daksha inizia ad insultare sia lei che il marito definendolo un essere selvaggio. Sati ribatte affermando la grandezza di Shiva.

La discussione continua fino a quando Sati, profondamente umiliata e ferita dalle parole di colui che avrebbe dovuta amarla incondizionatamente, rendendosi conto che suo padre non avrebbe mai capito, annuncia "Dato che tu mi hai dato questo corpo, io non lo desidero più !" Si siede sul pavimento nel bel mezzo della festa e chiude gli occhi: visualizza Shiva e poi attraverso il pranayama (tecniche di respirazione) e altri esercizi yogici espande così tanto il suo Agni (fuoco interno) da prendere fuoco, lasciando il corpo che suo padre le aveva dato.

Shiva, appresa la notizia della morte di Sati, si infuria. Si stacca una treccia di capelli e gettandola a terra genera Virabhadra, il guerriero invincibile. Vira è la parola sanscrita che significa eroe e Bhadra significa amico. Virabhadra irrompe sulla scena del sacrificio e decapita Daksha, gettando poi la sua testa nel fuoco sacrificale.

Le azioni che Virabhadra ha intrapreso hanno ispirato gli asana di virabradhasana 1, 2 e 3:



Virabhadrasana 1: Virabhadra rompe il terreno e sorge all'interno dell'area della cerimonia' afferrando una spada in ogni mano.


Virabhadrasana 2: identifica Daksha dall'altra parte della stanza.


Virabhadrasana 3: decapita Daksha.



Shiva, in preda a un dolore assoluto e alla furia, prende il corpo di Sati e poggiandoselo sulle spalle e inizia la danza cosmica -Tandava- con cui ciclicamente riassorbe l'intero universo. Preoccupato per lo svolgersi degli eventi, Visnu, il Dio del mantenimento e dell’equilibrio decide di intervenire: scaglia il suo disco cosmico e smembra il corpo di Sati. Le membra delle bellissima Sati, vengono sparse in 51 punti del territorio indiano, in prossimità dei quali nascono altrettanti luoghi sacri, chiamati Sakti Pitha, dedicati al culto della Dea Madre.

Accortosi dell’enorme spargimento di sangue, Shiva, si sente invadere dal perdono, guarisce i feriti e sostituisce la testa di Daksha con una testa di capra, restituendogli la vita. Infine ritorna di nuovo in profonda austerità e meditazione sul monte Kailash.



In questa storia, Shiva rappresenta la nostra Coscienza e il Sé mentre Sati (Shakti) rappresenta il cuore e l'espressione creativa. Il loro matrimonio rappresenta l'unione e l'esperienza del cuore, della beatitudine e della libertà con il Sé. Quando Shiva e Shakti sono uniti possiamo sperimentare Param-Shiva, l'unità. Daksha può essere visto come qualsiasi cosa non serva questa unione del sé (Shiva) e del cuore (Shakti). Rappresenta le "cose" che ci ostacolano, contrastano la nostra connessione con il cuore e la libertà creativa della vita.


Questo mito può ispirarci ad essere feroci come Virabhadra al servizio del nostro Sé, incoraggiandoci a "decapitare" o rimuovere ciò che non ci serve nella nostra vita. Qualunque cosa ci impedisca di essere più centrati sul cuore o di esprimere le nostre potenzialità.

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